Zhou come Grosjean ringrazia, la sicurezza prima di tutto

Rivedendo le immagini del maxi incidente avvenuto ieri a Silverstone viene spontanea un’esclamazione: benedetto progresso. Non si parla in questo caso di motori più performanti o di trovate aerodinamiche, ma di soluzioni che assicurino la massima protezione possibile ai piloti. Il rischio non potrà mai essere azzerato, purtroppo, eppure: «I piloti sanno a cosa possono andare incontro» non è e mai sarà una risposta accettabile.

È in occasioni del genere che i più scettici intuiscono come modifiche a tracciati storici, tribune più lontane o appendici di dubbio pregio estetico sulle monoposto siano risposte magari anche dolorose, ma giuste e necessarie. La rete protettiva, capace di fermare la carcassa dell’Alfa Romeo di Zhou, ha evitato una tragedia stile 24h di Le Mans 1955, mentre l’halo ha salvato la vita dello stesso pilota cinese, così come ha fatto con Romain Grosjean in Bahrain nel 2020. Proprio questa soluzione, che ora si sta dimostrando cruciale, aveva incontrato diverse critiche alla sua introduzione anche fra gli stessi piloti a causa della visuale ridotta. L’halo è stato ancor più fondamentale considerando come il roll bar si sia frantumato all’impatto: spaventoso pensare a cosa sarebbe potuto succedere.

Questo ci porta a un quesito finale. Come abbiam visto, può capitare che i sistemi di sicurezza delle vetture non funzionino al meglio: ha senso che il numero dei gp cittadini, dove storicamente gli incidenti sono più frequenti, sia in aumento anzichè il contrario?
Perchè sì: le new entry devono rispettare degli stretti criteri per essere approvati e quindi sono sulla carta sicure come se non più di circuiti più datati.
Perchè no: una carreggiata stretta porta necessariamente i piloti a forzare i tentativi di sorpasso, aumentando il rischio di errori.
Al momento la direzione della F1 sembra stare dalla parte del sì, vedremo se questa politica continuerà anche in futuro.

Photo: Alfa Romeo Orlen F1 Team twitter