Kimi Antonelli è diventato ufficialmente Campione del Mondo dopo una stagione fatta di successi costruiti grazie a un grande talento e una forte determinazione, il bolognese ha riportato in Italia il titolo dopo 73 anni dal successo di Alberto Ascari. Ora Antonelli assieme al compagno di squadra devono concentrarsi per far vincere alla Mercedes il campionato costruttori.

Era nell’aria ma bisognava aspettare l’ufficialità dopo una serie di vittorie ottenute in modo schiacciante umiliando sportivamente gli avversari accumulando un vantaggio tale volendo da prendersela con calma ma in realtà Kimi ha sempre lottato per la vittoria, perché è un ragazzo che se sa di poter vincere di conseguenza non si risparmia, ha saputo mettere in riga i suoi avversari piloti con notevole esperienza che hanno vinto gare e titoli come Lewis Hamilton, Lando Norris e Max Verstappen.

Questi risultati gli ha ottenuti solamente al suo secondo anno in F1 a 20 anni e proprio nel Gp del Messico ha conquistato il suo primo titolo mondiale piloti il primo si spera di una lunga serie, poco importa se Kimi guida per la Mercedes squadra concorrente della Ferrari il suo successo mondiale unisce tutta l’Italia, infatti proprio a Monza nella patria dei tifosi ferraristi è stato elogiato sul podio da grandi e piccini con la bandiera del Cavallino, questo la dice lunga sulla grande capacità mediatica che ha Antonelli e anche dall’esempio di sportività che sa esprimere un ambiente molto complicato come la Formula 1. Sempre di unione e di sportività lo abbiamo visto anche ieri, quando sul podio il vincitore del Gp del Messico Max Verstappen e Lewis Hamilton giunto 2°, hanno sollevato Kimi per la foto di rito, quindi due pluricampioni del mondo che apparentemente sembrano freddi privi di sentimento hanno invece accolto con questo meraviglioso gesto l’impresa di Kimi Antonelli.

L’Italiano deve adesso concentrarsi assieme a George Russell per far vincere matematicamente il titolo costruttori alla Mercedes, anche in questo caso sarà una proforma considerando il grande vantaggio che hanno sulla Ferrari, inoltre Antonelli nelle interviste post gara ha puntualizzato che non vuole accontentarsi di un titolo soltanto vuole continuare a costruire tanti altri successi per entrare nella storia di questo sport e comunque ha già scritto alcune pagine importanti di questa disciplina.

Nel successo mondiale di Antonelli la componente che ha fatto stupire nel fatto di ottenere questo risultato a solo 20 anni è anche la caratteristica di avere una grande intelligenza tattica che gli ha permesso di raccogliere punti importanti e di amministrare il suo vantaggio, nelle ultime gare Malesia, Singapore e Messico Kimi non aveva la monoposto in grado di ottenere la vittoria, ma ha saputo accontentarsi di arrivare a podio ottimizzando il risultato accumulando punti utili per la classifica, nel caso del Gp del Messico è stato anche condizionato da una leggera influenza che lo ha un po’ indebolito sul profilo fisico, al di la questo, l’intelligenza sportiva che ha accumulato solitamente un pilota l’ha raggiunge dopo qualche anno, in pratica Kimi Antonelli è un fuoriclasse al livello di Verstappen, Hamilton, Schumacher e Senna.

Le dichiarazioni post gara del Campione del Mondo 2026 “Ho perso probabilmente due secondi perché stavo già piangendo. Non vedevo chiaramente davanti a me, riuscivo a distinguere le due macchine davanti a me attraverso le lacrime. Mi sono detto che era meglio rallentare, altrimenti rischiavo di fare un incidente”. È stato quello il momento in cui Kimi ha iniziato a comprendere che stava per diventare campione del mondo di Formula 1.“Mi sto rendendo conto piano piano di quello che ho fatto. Credo che dopo il Brasile, quando tornerò a casa, realizzerò davvero quello che è successo” .Mamma mia, questo weekend è stata un’agonia! Finalmente non devo più toccarmi tutte le volte che qualcuno mi dice congratulazioni” .Continuavo a sentire sempre le stesse cose. Io sono fatto così: finché non è finita, non è finita. Sentire continuamente congratulazioni mi ha fatto realizzare quanto fossi vicino al Mondiale e credo che questo abbia influito anche sulla qualifica. Ad Austin ero stato molto più aggressivo e concentrato, qui ero più teso e meno incisivo nella guida”.

Di Stefano Penner

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