La gara di Monaco passerà alla storia: per la prima volta dall’introduzione dei motori ibridi, il team Mercedes si ritrova secondo; Max Verstappen è leader del Mondiale per la prima volta in carriera. Lewis Hamilton ha fatto fatica lungo tutto il weekend e ha chiuso solamente con un settimo posto; il campione in carica non vede l’ora di tornare sul podio e, possibilmente, sul gradino più alto. Tra le sorprese riscopriamo Sebastian Vettel, autore di un doppio sorpasso in uscita dai box decisivo per il quinto posto finale. La gara, inoltre, sarà ricordata con piacere da Carlos Sainz, il quale ha trovato il suo primo podio in Ferrari.

La sesta tappa del Mondiale di F1 2021 ci porta in Azerbaigian, precisamente a Baku, nella capitale: da un circuito cittadino ad un altro, sebbene, tra i due, vi sia una sostanziale differenza: la velocità media. Il circuito che percorre Baku è stato studiato per mostrare i migliori scenari della capitale offrendo così una visuale sul lungomare e sulla città vecchia, con il castello che ospita la curva più difficile di tutto il Mondiale. A piloti e meccanici il compito di valutare e scegliere il miglior assetto per la gara: scaricare la macchina e raggiungere velocità elevate nel primo settore costituisce una strategia favorevole al sorpasso sul lunghissimo rettilineo di 2,2 km; la strategia opposta prevede l’innalzamento del carico aerodinamico in modo da avere una vettura più stabile e precisa nelle strette curve del settore centrale. Il circuito si estende per 6,003 km, terzo per lunghezza totale dopo Spa e Geddah, e presenta 20 curve: 12 a sinistra e 8 a destra. Con l’ausilio della foto, analizziamo in breve un giro a Baku.

Le prime 7 curve sono tutte a 90°, offrendo un primo settore a velocità elevatissime fino alle curve 5 e 6, sinistra-destra che immette nel piccolo rettilineo prima di curva 7. Il castello (curve 8, 9, 10 e 11) rappresenta un vero e proprio imbuto all’interno della pista, con i piloti che al tempo stesso dovranno essere precisi e coraggiosi per non sbagliare: finire lunghi qui vuol dire ritiro immediato con annessa bandiera rossa. Dopo curva 12 si percorre una leggera discesa fino alla 16, curva in cui è fondamentale portarsi esterni, quasi al muro, per riuscire a trazionare al meglio e portare quanta più velocità possibile nelle curve 17, 18 e 19, da percorrere in pieno, e sul rettilineo principale, andando ben oltre i 340 km/h prima della staccata di curva 1.

Il Gran Premio d’Azerbaigian arriva alla sua quarta edizione: poca storia ma ben quattro vincitori diversi nelle quattro altrettanto gare disputate, inclusa quella valevole come “Gran Premio d’Europa” del 2016: Rosberg, Ricciardo, Hamilton e Bottas. Il finlandese detiene anche il record della pista con un 1’40’’495, tempo siglato nelle qualifiche del 2019.

L’atipico circuito cittadino di Baku diventerà occasione per aspettarsi qualcosa in più da Sergio Perez, due volte sul terzo gradino del podio nel 2016 e nel 2018; stesso discorso per Stroll, il quale ha trovato, qui, il suo primo podio con la Williams nel 2017. Infine, Daniel Ricciardo cercherà di tornare nel gruppo di quelli davanti dopo le ultime anonime uscite, in un circuito in cui il motore Mercedes della McLaren può fare la differenza. Non staranno sicuramente a guardare le rosse di Leclerc e Sainz, pronte a dare il meglio in un weekend che ha portato la brutta notizia dell’annullamento del Gran Premio di Singapore, tracciato in cui la Ferrari, visti i super tempi registrati a Monaco, avrebbe potuto mostrare tutto il suo potenziale. Appuntamento a sabato per le qualifiche ufficiali e a domenica per la quarta edizione del Gran Premio d’Azerbaigian.

Fonti e foto: Wikipedia.